La stampa artistica – articolo sulla rivista Fotografare del gennaio 2015

dscf6154Articolo scritto per la rivista stampata Fotografare distribuito in edicola a gennaio 2015.

Sezione CULTURA – La stampa Artistica, pagina 78

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Nel corso degli ultimi anni il meticciato informatico/fotografico ha consentito di poter stampare le proprie immagini anche su supporti non fotograficamente convenzionali, cioè non legati ai processi chimici della fotografia tradizionale. Questi metodi di stampa, seppur tecnicamente evoluti, utilizzano una tecnologia vicina alla stampa tipografica  unendo supporti e pigmenti (stampe a getto di inchiostro, o a pigmento, o glicee ) . Pertanto le stampe ottenute con questi sistemi non possono essere considerate fotografie , ma solo stampe che emulano le fotografie anche nei supporti (come nel caso delle carte fotorealistiche  e baritate, che nulla o quasi hanno a che fare con i rispettivi supporti di origine fotografica)  .

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Ad oggi è comunque possibile stampare vere fotografie da file digitali con il processo fotografico RA-4 su carta a colori. Con l’avvento del digitale infatti poco o nulla è cambiato riguardo alla stampa . Le macchine da stampa (sia le grosse stampatrici industriali che i minilab) si sono evolute passando da essere semplici ingranditori con lente a stampatrici senza ottiche che “disegnano” l’immagine sulla carta fotosensibile con il laser . Lo sviluppo della carta così esposta viene trattata con sviluppatrici chimiche automatiche, le stesse che sviluppavano fino a ieri la carta esposta alla proiezione da negativo. Pertanto si può ribadire che l’unico processo che “chiude il cerchio” della Fotografia (dallo scatto in digitale alla stampa ) è quello di stampa diretta dei file digitali attraverso queste macchine su carta a colori fotosensibile sviluppata , oggi come ieri, con il processo chimico RA-4 .Solo così si può parlare di vera Fotografia al 100%.
Per la stampa da file digitali su carta Bianco e Nero la tecnologia non ha avuto la stessa evoluzione che consente la stampa diretta per proiezione in Camera Oscura con uno strumento dai costi accettabili utilizzando un semplice ingranditore con lente . Sul mercato l’unico ingranditore digitale disponibile è prodotto dalla De Vere alla cifra di 22.000 sterline, costo che è impossibile da sostenere in un mercato di nicchia come quello BN.

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Fino ad oggi infatti per le vere stampe fotografiche in BN esistono metodi che però non prevedono la stampa diretta per proiezione ma sono frutto di ibridazioni e passaggi intermedi in Camera Oscura.

Il primo, il più noto, è quello di creare un “internegativo” con una stampante inkjet;  in pratica è una pellicola delle stesse dimensioni della stampa finale da stampare “a contatto” con la carta fotosensibile per poi svilupparla con il processo BN . Il secondo metodo è una semplice riproduzione di una stampa ottenuta con una stampante a getto di inchiostro ed eseguita con una fotocamera analogica precedentemente caricata con un film in BN .Il terzo, e forse il meno conosciuto e meno diffuso, prevede la creazione di un negativo dal file digitale che avviene attraverso un costoso device collegato al un PC che si chiama Film Recorder (ne esistono diversi tipi con i quali si ottengono negativi che vanno dal 24×36 al 6x8cm) .

A questo punto pensando a questi  metodi c’è da chiedersi, vista la macchinosità di tutti questi passaggi intermedi, ma perché non si fotografa direttamente in analogico su negativo ?

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Quindi mi sono domandato come poter stampare direttamente i file , senza questi passaggi intermedi,  e sfruttando le mie conoscenze pregresse ho creato questo nuovo/vecchio sistema di stampa diretta che avviene con il più classico (ma rivisitato) degli strumenti utilizzato da sempre in Fotografia :l’ingranditore ma in versione digitale, il DIGINGRANDITORE .
Le stampe ai sali d’argento così ottenute hanno un’estesa gamma tonale e presentano una profondità nelle ombre ed una brillantezza tipica delle tradizionali stampe da negativo.
Il vantaggio è quello di poter proporre ai clienti supporti da loro desiderati come le varie carte baritate o politenate, completandoli con viraggi conservativi al selenio ma anche con processi oramai dimenticati come il viraggio seppia.
Il mio intento è quello di far incontrare due mondi, il digitale e l’analogico, e trarre da entrambi il meglio che possano offrire .
Con il mio Laboratorio posso soddisfare finalmente le richieste di coloro che vogliono tornare ad avere quella stampa tipica dell’ingranditore, l’unica che conferisce quella giusta morbidezza e calore che solo la proiezione attraverso una lente può dare.

Giulio Limongelli

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