Martin Parr ha detto sì al Digingranditore

il 2021 per me è cominciato nel migliore dei modi con la richiesta di stampa di 80 fotografie per Martin Parr (www.martinparr.com) che sarebbe andata a corredare un’edizione limitata (80 copie) del suo nuovo libro “From the Pope to a Flat White. Ireland 1979-2019” edito da Damiani Editore (www.damianieditore.com )

Il libro era già uscito nella versione nel settembre 2020 (https://www.damianieditore.com/it-IT/product/785) .

Nel 2021 era prevista la versione Collector’s Edition, una serie di titoli che includono in un cofanetto una foto ad edizione limitata, numerata e firmata dall’artista (https://www.damianieditore.com/it-IT/product/804)

Le scrivo per avere un preventivo (e relativi tempistiche) per realizzare delle stampe ai sali d’argento su carta Baritata partendo da file digitale. Segnalo che abbiamo in mano un campione di una stampa realizzata dall’artista e quindi sarebbe necessario realizzare una produzione fedele a quel risultato.”.



Dunque una sfida non da poco per soddisfare una richiesta precisa di uno dei grandi della fotografia contemporanea.
Conoscevo Martin per la sua produzione a colori ma non immaginavo che avesse una sua produzione in bianco e nero.

Ed invece esiste un Martin Parr degli esordi e per chi fosse curioso ecco un link: https://www.magnumphotos.com/theory-and-practice/ordinary-made-extraordinary-martin-parr-black-and-white-ireland-photobook/?fbclid=IwAR1Jc6B93qF5syJuqPjNaNAw4cJfMu4sxL57p9rah6f1yT0w6zL1E_fqFA4.

L’immagine di cui mi era stata richiesta la stampa, tra l’altro, era stata utilizzata per il suo secondo libro “A fair day, photographs from the west of Ireland” del 1984 (oramai esaurito). Nello specifico il nome della fotografia è “’Glenbeigh Races’, County Kerry, 1983“

Mi sono dato subito da fare realizzando un paio di campioni di stampa, un po’ più contrastato (A) e l’altro leggermente più morbido (B): stampate, asciugate, messe sotto la pressa e spedite a Bristol a Martin per l’esame finale. Sapevo che Martin era molto esigente e che non era stato soddisfatto di esperienze precedenti con altri stampatori il che mi ha fatto stare con il fiato sospeso fin quando è arrivata la risposta:

confermo che il campione scelto da Martin è il B.”

Bene,, ora si trattava di andare in produzione. La sfida non era del tutto vinta: stampare in camera oscura 80 fotografie il più possibile fedeli ad un campione che prevedeva esposizioni differenziate localizzate con interventi di mascherature e bruciature non è cosa da poco. Chi ha un minimo di conoscenza delle problematiche di questo tipo di stampa sa benissimo che in camera oscura si può replicare la stessa stampa senza mai averla perfettamente identica: simile il più possibile si, ma identica al cento per cento quasi mai. In camera oscura infatti si lavora pezzo per pezzo, non come si fa con fotocopie o con altri sistemi di stampa che utilizzano codici binari: dietro alla stampa in camera oscura infatti c’è un uomo, non una macchina.

Da tempo ho scelto, in un’era digitale, di continuare a stampare in camera oscura utilizzando sia strumenti tradizionali e ben conosciuti come gli ingranditori sia il Digingranditore, una retro-innovazione sviluppata con mio know how che mi permette di stampare i file digitali sulla carata fotografica bianco e nero in camera oscura.

Ho deciso di porre al centro prima di tutto l’uomo con le sue abilità, con la tecnica anteposta alla tecnologia, con l’artigianalità contro i processi semi industriali .

Non é un rifiuto nei confronti della tecnologia ma solo una fusione tra la tradizione e l’innovazione.
Continuo dunque lungo questa strada con un sistema di stampa che posso affermare essere di vera natura di artigianato digitale, un sistema in cui la parte prevalente é quella artigianale rispetto a quella digitale e dove il valore aggiunto é dato dall’uomo con il suo cuore e la sua passione. Ed io ho deciso che questo tipo di stampa fotografica è quella che intendo portare avanti fino alla fine della mia carriera: sono nato fotografo e stampatore in camera oscura e come tale voglio terminale il mio percorso lavorativo.

Molti si chiederanno per quale motivo bisognerebbe insistere con questo genere di stampa, ai loro occhi obsoleta e complicata.

Bhè, non c’è una risposta assoluta. Come ho detto più volte il confronto non è solo tra un sistema migliore di un altro, spesso è una questione di approccio più che di qualità.

Tuttavia ci sono dei punti fermi sui quai vorrei soffermarmi, dei punti che differenziano le stampe fotografiche ai sali d’argento, dei punti che rendono unico il prodotto finito che esce da una camera oscura, dei punti che rivelano i “perchè ” fare una stampa analogica anche da un file digitale:

  • in Camera Oscura si stampa un prodotto che potrà chiamarsi “fotografia” in quanto la carta è fotosensibile quindi  è esposta anch’essa alla luce. Altri sistemi  che non prevedono l’esposizione della carta alla luce in fase di stampa producono semplicemente prodotti diversi che prendono il nome di “stampa”.
  • in Camera Oscura si producono originali unici non standard , personalizzati e con una lunga storia alle spalle , sia che provengano da negativo sia da un file digitale. Seppur replicabile una stampa fotografica non sarà mai uguale alla precedente e neanche alla successiva, sarà unica.
  • in Camera Oscura  si produce una stampa fotografica che acquisirà valore nel tempo sia per sua futura rarità  sia per il procedimento artigianale al quale è stata sottoposta
  • in Camera Oscura  si produce una stampa fotografica con un’ ampia estensione tonale tipica delle carte tradizionali ai sali d’argento.
  • in Camera Oscura  si produce una stampa fotografica stabile nel tempo: nessuna certificazione di durata nel tempo potrà sostituirsi all’effettiva prova empirica del tempo trascorso che ha assegnato un’ autocertificazione della stampa fotografica ai sali d’argento.

Forse è una di queste qualità che è stata apprezzata da Martin Parr facendogli dire sì al Digingranditore

Infine due parole agli ortodossi dell’analogico che si chiederanno per quale diavolo di motivo bisognerebbe stampare la scansione di un file di un negativo e non il negativo stesso. Bhè, ce ne sono svariati: il negativo originale è stato smarrito oppure è danneggiato, oppure più semplicemente lo si vuole tenere come una reliquia sacrale più da adorare che da stampare, oppure si vuole una stampa coerente con quella da negativo ma la distanza con uno dei pochi laboratori ancora attivi è talmente tanta che si fa prima ad inviare il file per posta elettronica e si preferisce evitare il rischio di smarrimento del negativo durante le due spedizioni di andata e ritorno da parte del corriere. Oppure, che ne so, che mi frega …l’importante è che Martin sia stato contento delle sue stampa ai sali d’argento, e tutto il resto delle chiacchiere stanno a 0.

Ognuno ha il suo motivo per stampare in un modo o in un latro, io sono pronto a soddisfare ogni richiesta richiesta , da file o da negativo originale che sia.

Brevi appunti della stampa di Marin Parr:

– per le stampe ho usato la Ilford Fb glossy 24x30cm , una carta baritata lucida (senza smaltarla)

– ho utilizzato un’unica esposizione con diversi interventi di mascheratura aiutandomi con un piccolo sfumino (una sottile asta di ferro con una moneta da 1 centesimo in cima , il tutto dipinto di nero per evitare riflessi indesiderati) : durante l’esposizione di 13 secondi, ho sottratto esposizione su alcune parti che sarebbero risultate troppo scure. Con un’esposizione ulteriore ho enfatizzato leggermente il cielo con una bruciatura utilizzando le mani (termine orrendo per dire che ho esposto qualcosa in più rispetto al resto della stampa).

– per quanto riguarda il trattamento: utilizzo un processo chimico ecocompatibile evitando prodotti dannosi per l’ambiente e sprechi inutili di chimica e di acqua. Utilizzo da parecchi anni lo sviluppo Bellini D100, un prodotto ecologico a base di acido ascorbico esente da idrochinone o altre sostanze tossico/nocive/cancerogene. Come bagno d’arresto ho eliminato il più conosciuto ed inquinante acido acetico sostituendolo con un innocuo acido citrico. Il bagno di fissaggio è il Bellini FX100 nella diluizione 1+4 , il fissaggio è semplicemente un sale e non è dannoso: lo diventa una volta utilizzato perché contiene l’argento che va recuperato secondo la normativa vigente. Dopo un approfondito lavaggio delle stampe ho eseguito un breve bagno nello stabilizzatore Bellini Stab100. Per l’essiccazione delle stampe utilizzo delle comuni zanzariere: le faccio asciugare lentamente, senza forzature, per avere la migliore planeità possibile della carta una volta asciutta. Infine, una giornata sotto la pressa per appiattirle il più possibile, cosa impossibile da fare poiché la carta baritata è una carta in fibra naturale che vive, un po’ come il il legno massello: la carta a seconda del calore e dell’umidità dell’ambiente si modifica si imbarca un po’ e poi si rilassa e si stende. Ma questo non è un difetto ma un valore aggiunto

– ho stampato 20 foto al giorno, pezzo per pezzo per verificare che ogni stampa che rispondesse alle caratteristiche richieste. La camera oscura vuole i suoi tempi, non è un lavoro per frettolosi, frenetici o pasticcioni; è un lavoro che richiede tempi lenti, precisione e pazienza. Non è per tutti.



Per me è stato un onore realizzare questo lavoro, soprattutto perché i mieie amici mi hanno sempre detto che, data la somiglianza, sembro il sosia di Martin Parr