Martin Parr ha detto sì al Digingranditore

il 2021 per me è cominciato nel migliore dei modi con la richiesta di stampa di 80 fotografie per Martin Parr (www.martinparr.com) che sarebbe andata a corredare un’edizione limitata (80 copie) del suo nuovo libro “From the Pope to a Flat White. Ireland 1979-2019” edito da Damiani Editore (www.damianieditore.com )

Il libro era già uscito nella versione nel settembre 2020 (https://www.damianieditore.com/it-IT/product/785) .

Nel 2021 era prevista la versione Collector’s Edition, una serie di titoli che includono in un cofanetto una foto ad edizione limitata, numerata e firmata dall’artista (https://www.damianieditore.com/it-IT/product/804)

Le scrivo per avere un preventivo (e relativi tempistiche) per realizzare delle stampe ai sali d’argento su carta Baritata partendo da file digitale. Segnalo che abbiamo in mano un campione di una stampa realizzata dall’artista e quindi sarebbe necessario realizzare una produzione fedele a quel risultato.”.



Dunque una sfida non da poco per soddisfare una richiesta precisa di uno dei grandi della fotografia contemporanea.
Conoscevo Martin per la sua produzione a colori ma non immaginavo che avesse una sua produzione in bianco e nero.

Ed invece esiste un Martin Parr degli esordi e per chi fosse curioso ecco un link: https://www.magnumphotos.com/theory-and-practice/ordinary-made-extraordinary-martin-parr-black-and-white-ireland-photobook/?fbclid=IwAR1Jc6B93qF5syJuqPjNaNAw4cJfMu4sxL57p9rah6f1yT0w6zL1E_fqFA4.

L’immagine di cui mi era stata richiesta la stampa, tra l’altro, era stata utilizzata per il suo secondo libro “A fair day, photographs from the west of Ireland” del 1984 (oramai esaurito). Nello specifico il nome della fotografia è “’Glenbeigh Races’, County Kerry, 1983“

Mi sono dato subito da fare realizzando un paio di campioni di stampa, un po’ più contrastato (A) e l’altro leggermente più morbido (B): stampate, asciugate, messe sotto la pressa e spedite a Bristol a Martin per l’esame finale. Sapevo che Martin era molto esigente e che non era stato soddisfatto di esperienze precedenti con altri stampatori il che mi ha fatto stare con il fiato sospeso fin quando è arrivata la risposta:

confermo che il campione scelto da Martin è il B.”

Bene,, ora si trattava di andare in produzione. La sfida non era del tutto vinta: stampare in camera oscura 80 fotografie il più possibile fedeli ad un campione che prevedeva esposizioni differenziate localizzate con interventi di mascherature e bruciature non è cosa da poco. Chi ha un minimo di conoscenza delle problematiche di questo tipo di stampa sa benissimo che in camera oscura si può replicare la stessa stampa senza mai averla perfettamente identica: simile il più possibile si, ma identica al cento per cento quasi mai. In camera oscura infatti si lavora pezzo per pezzo, non come si fa con fotocopie o con altri sistemi di stampa che utilizzano codici binari: dietro alla stampa in camera oscura infatti c’è un uomo, non una macchina.

Da tempo ho scelto, in un’era digitale, di continuare a stampare in camera oscura utilizzando sia strumenti tradizionali e ben conosciuti come gli ingranditori sia il Digingranditore, una retro-innovazione sviluppata con mio know how che mi permette di stampare i file digitali sulla carata fotografica bianco e nero in camera oscura.

Ho deciso di porre al centro prima di tutto l’uomo con le sue abilità, con la tecnica anteposta alla tecnologia, con l’artigianalità contro i processi semi industriali .

Non é un rifiuto nei confronti della tecnologia ma solo una fusione tra la tradizione e l’innovazione.
Continuo dunque lungo questa strada con un sistema di stampa che posso affermare essere di vera natura di artigianato digitale, un sistema in cui la parte prevalente é quella artigianale rispetto a quella digitale e dove il valore aggiunto é dato dall’uomo con il suo cuore e la sua passione. Ed io ho deciso che questo tipo di stampa fotografica è quella che intendo portare avanti fino alla fine della mia carriera: sono nato fotografo e stampatore in camera oscura e come tale voglio terminale il mio percorso lavorativo.

Molti si chiederanno per quale motivo bisognerebbe insistere con questo genere di stampa, ai loro occhi obsoleta e complicata.

Bhè, non c’è una risposta assoluta. Come ho detto più volte il confronto non è solo tra un sistema migliore di un altro, spesso è una questione di approccio più che di qualità.

Tuttavia ci sono dei punti fermi sui quai vorrei soffermarmi, dei punti che differenziano le stampe fotografiche ai sali d’argento, dei punti che rendono unico il prodotto finito che esce da una camera oscura, dei punti che rivelano i “perchè ” fare una stampa analogica anche da un file digitale:

  • in Camera Oscura si stampa un prodotto che potrà chiamarsi “fotografia” in quanto la carta è fotosensibile quindi  è esposta anch’essa alla luce. Altri sistemi  che non prevedono l’esposizione della carta alla luce in fase di stampa producono semplicemente prodotti diversi che prendono il nome di “stampa”.
  • in Camera Oscura si producono originali unici non standard , personalizzati e con una lunga storia alle spalle , sia che provengano da negativo sia da un file digitale. Seppur replicabile una stampa fotografica non sarà mai uguale alla precedente e neanche alla successiva, sarà unica.
  • in Camera Oscura  si produce una stampa fotografica che acquisirà valore nel tempo sia per sua futura rarità  sia per il procedimento artigianale al quale è stata sottoposta
  • in Camera Oscura  si produce una stampa fotografica con un’ ampia estensione tonale tipica delle carte tradizionali ai sali d’argento.
  • in Camera Oscura  si produce una stampa fotografica stabile nel tempo: nessuna certificazione di durata nel tempo potrà sostituirsi all’effettiva prova empirica del tempo trascorso che ha assegnato un’ autocertificazione della stampa fotografica ai sali d’argento.

Forse è una di queste qualità che è stata apprezzata da Martin Parr facendogli dire sì al Digingranditore

Infine due parole agli ortodossi dell’analogico che si chiederanno per quale diavolo di motivo bisognerebbe stampare la scansione di un file di un negativo e non il negativo stesso. Bhè, ce ne sono svariati: il negativo originale è stato smarrito oppure è danneggiato, oppure più semplicemente lo si vuole tenere come una reliquia sacrale più da adorare che da stampare, oppure si vuole una stampa coerente con quella da negativo ma la distanza con uno dei pochi laboratori ancora attivi è talmente tanta che si fa prima ad inviare il file per posta elettronica e si preferisce evitare il rischio di smarrimento del negativo durante le due spedizioni di andata e ritorno da parte del corriere. Oppure, che ne so, che mi frega …l’importante è che Martin sia stato contento delle sue stampa ai sali d’argento, e tutto il resto delle chiacchiere stanno a 0.

Ognuno ha il suo motivo per stampare in un modo o in un latro, io sono pronto a soddisfare ogni richiesta richiesta , da file o da negativo originale che sia.

Brevi appunti della stampa di Marin Parr:

– per le stampe ho usato la Ilford Fb glossy 24x30cm , una carta baritata lucida (senza smaltarla)

– ho utilizzato un’unica esposizione con diversi interventi di mascheratura aiutandomi con un piccolo sfumino (una sottile asta di ferro con una moneta da 1 centesimo in cima , il tutto dipinto di nero per evitare riflessi indesiderati) : durante l’esposizione di 13 secondi, ho sottratto esposizione su alcune parti che sarebbero risultate troppo scure. Con un’esposizione ulteriore ho enfatizzato leggermente il cielo con una bruciatura utilizzando le mani (termine orrendo per dire che ho esposto qualcosa in più rispetto al resto della stampa).

– per quanto riguarda il trattamento: utilizzo un processo chimico ecocompatibile evitando prodotti dannosi per l’ambiente e sprechi inutili di chimica e di acqua. Utilizzo da parecchi anni lo sviluppo Bellini D100, un prodotto ecologico a base di acido ascorbico esente da idrochinone o altre sostanze tossico/nocive/cancerogene. Come bagno d’arresto ho eliminato il più conosciuto ed inquinante acido acetico sostituendolo con un innocuo acido citrico. Il bagno di fissaggio è il Bellini FX100 nella diluizione 1+4 , il fissaggio è semplicemente un sale e non è dannoso: lo diventa una volta utilizzato perché contiene l’argento che va recuperato secondo la normativa vigente. Dopo un approfondito lavaggio delle stampe ho eseguito un breve bagno nello stabilizzatore Bellini Stab100. Per l’essiccazione delle stampe utilizzo delle comuni zanzariere: le faccio asciugare lentamente, senza forzature, per avere la migliore planeità possibile della carta una volta asciutta. Infine, una giornata sotto la pressa per appiattirle il più possibile, cosa impossibile da fare poiché la carta baritata è una carta in fibra naturale che vive, un po’ come il il legno massello: la carta a seconda del calore e dell’umidità dell’ambiente si modifica si imbarca un po’ e poi si rilassa e si stende. Ma questo non è un difetto ma un valore aggiunto

– ho stampato 20 foto al giorno, pezzo per pezzo per verificare che ogni stampa che rispondesse alle caratteristiche richieste. La camera oscura vuole i suoi tempi, non è un lavoro per frettolosi, frenetici o pasticcioni; è un lavoro che richiede tempi lenti, precisione e pazienza. Non è per tutti.



Per me è stato un onore realizzare questo lavoro, soprattutto perché i mieie amici mi hanno sempre detto che, data la somiglianza, sembro il sosia di Martin Parr

Piccola fotografia domestica, foto di Giorgio Rossi

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Una persona a me cara, un progetto a me caro. Sempre attuale.
 
“Io da anni faccio stampare i miei file bianco e nero solo da Giulio, col suo Digingranditore.
Avevo in mente un piccolo progetto, una serie di fotografie: “Piccola Fotografia Domestica”. Come faccio per ogni mio progetto, forma e contenuti erano studiati per convivere e completarsi a vicenda. Dal mezzo di ripresa (fotocamera e obiettivo), all’illuminazione, dallo scatto, sino al risultato finale stampato, tutto doveva convergere alla perfezione. Solo così avrebbe avuto un senso. La “Piccola Fotografia Domestica” doveva essere un dialogo con quello che chiamano banale quotidiano, gli oggetti che vivono e respirano accanto a noi, ma che spesso guardiamo distrattamente.
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Quindi nessun freddo set da still life, doveva essere una fotografia emozionale, a mano libera, fatta con semplicissimi mezzi tecnici, molto analogica… il che però con una vera analogica tecnicamente non si sarebbe potuto fare. Scattai dunque con una digitale, la Fuji xe1, con un 50mm f 1,8 zuiko. Volevo un risultato dal sapore analogico. Non puntavo alla iper-nitidezza quanto a una buona definizione e una ottima scala dei grigi, ci dovevano essere neri intensi, bianchi brillanti ma non bruciati, la carta doveva essere quella che ero abituato ad usare in camera oscura, baritata. Solo quella poteva rendere ciò che volevo ottenere.
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Provai vari tipi di stampa, il risultato era anche buono ma non rispondeva alle mie aspettative…. Volevo altro, volevo qualcosa che era nella mia mente ma era difficile da trasformare in stampa, in prodotto finito. Ne parlai lungamente con Giulio. Per me non è con una buona calibrazione di macchine che si ottengono i risultati che desidero. Un dialogo, un intesa profonda con lo stampatore è indispensabile. Anche storicamente è così, molti grandi fotografi senza uno stampatore di fiducia non avrebbero prodotto un risultato finale da esposizione, degno di nota. Ed avvenne quello che sulle prime stentavo io stesso a credere: le stampe del Digingranditore prodotte da Giulio erano esattamente coerenti con quello che avevo in mente.” (GIORGIO Rossi)
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Fotografo, mestiere artigiano.

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Mi piace definirmi artigiano, anche perché in effetti, lo sono veramente.

Mi piace trovare le radici lontane della tradizione, nel mio lavoro, anche se vivo la contemporaneità.

Nulla rende meglio il valore del lavoro unito alla dignità della persona, come il definirsi e sentirsi artigiani; non è un retaggio del passato, ma una attualità ancora presente in chi segue anarchicamente la voglia di realizzare se stesso attraverso le proprie capacità professionali.

Ogni volta che le mie mani giocano con la luce, vedo compiersi la rinnovata magia  dell’immagine che si posa sulla carta fotografica seguendo solo la mia mente e la mia esperienza.

Non posso rinunciare a ripetere quei gesti che appartengono da sempre alla fotografia: per questo ho creato il Digingranditore, perché nessun’altro mezzo di stampa  mi avrebbe restituito la gioia della creazione unica.

Sono solo un gregario, ma nel servire un cliente cerco di realizzare il suo pensiero e le sue aspettative: chi si fida di me sa che saprò vedere con i suoi occhi e restituirgli ciò che lui ha visto quando ha scattato.

Ma so anche che, se riuscirò nell’intento, lui non riceverà da me solo una stampa fotografica, ma tutte le sfumature di emozione che stanno dentro i toni della sua fotografia.

 

Corso “Gestire il bianco e nero”

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“Gestire il bianco e nero” è un corso del fotografo Gianluca Polazzo che vi guiderà ,con esercitazioni pratiche, alla scoperta della tecnica per ottenere un bianco e nero equilibrato dalle vostre attrezzature fotografiche digitali.

L’alchimia di un bianconero bilanciato nasce dalla sua naturalezza;tutto deve essere visibile ma con le giuste proporzioni di luci e ombre, volumi, tridimensionalità e peso.
Gestire un file in toni di grigio non è facile come si pensa. La mancanza di colori lo rende molto ostico da elaborare, tanto da richiedere molta attenzione anche prima di scattare.
Non esiste perciò un’unica via per elaborare un file; come non esisteva un’unica pellicola e un’unica carta per stampare anche un file ha bisogno delle sue scelte per darci ciò che realmente vogliamo, per generare la firma, la cifra, di chi fotografa.
Esiste però una corretta interpretazione di ciò che il sensore ci restituisce, la via giusta per dare corpo a un’immagine e farla diventare una fotografia.
In questo breve corso si elaboreranno le informazioni che ognuno di noi ha e cercheremo di capire quali sono le cose importanti da tenere in considerazione quando si scatta e successivamente si elabora un’immagine in bianconero.

Il corso si terrà a Bologna presso la sede per Laboratorio Digingranditore di Giulio Limongelli in via Mazzini 113d.

Costo: 50€
Posti limitati
Per prenotazioni: fotodigitalservice@virgilio.it

Viaggio in periferia – Mostra collettiva

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“Viaggio in periferia”
Periferie come luoghi ai margini ricolmi di variegata umanità popolare.
Periferie come nuovi agglomerati residenziali ridisegnati a misura di famiglia.
Periferie lontane dai centri urbani ma a volte centri urbani che diventano le vere periferie di una città.
Periferie, specchio della nostra società qualunque esse siano.

10 Autori, 28 fotografie in Mostra.:
Paolo Cardone
Stefano Barattini
Bruno Panieri
Roberta Priori
Fausto Lubatti
Fabrizio Pavone
Francesco Porcheddu
Lorenzo Pompeo
Franco Luigi Beretta
Fabiana Succi
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Inaugurazione il 16 giugno 2018 alle ore 18,00.

Evento gratuito aperto a tutti.

Vivian Maier, stampe per la Mostra L’autre Vivian

Accostarsi a grandi nomi della fotografia come Vivian Maier suscita indubbiamente emozioni oltre che imporre rispetto e disciplina oltre ogni limite nell’eseguire le stampe.

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Ho avuto l’opportunità di stampare 12 fotografie in formato 30×30 su carta Fb che andranno ad integrare la collezione di quelle già presenti nella Mostra L’Autre Vivian.

Non ho molto da aggiungere se non lasciare spazio a delle immagini che parlano da sole.

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La Mostra si terrà a Castelnuovo Magra dal 1 giugno al  14 ottobre : maggiori info al link 12 Stampe per la Mostra di Vivian Maier “L’autre Vivian” curate da me in Camera Oscura : formato 30×30 su carta Fb baritata montate in passpartout e cornice 40×40. In Mostra dal 31 maggio al14 ottobre 2018, Castelnuovo Magra.

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Maggiori info:

http://www.spaini.it/lautre-vivian/

http://www.comune.castelnuovomagra.sp.it/it-it/appuntamenti/l-autre-vivian-l-altra-vivian-maier-un-viaggio-inedito-nella-francia-della-fotografa-ritrovata-63226-1-1edc12ba80b9de2719811ec7e7cbfd68#.WwaFn_4_-3M.facebook

 

 

Marco Andoardi ed il bn: una questione di approccio

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Stampa analogica da file digitale su carta Ilford Fb Classic ( baritata)

Ho conosciuto Marco Andoardi diversi anni fa attraverso i social (con il nome MarcoDodo Andoardi).

Di Marco mi ha sempre colpito il suo approccio minimale e leggero che ha con la fotografia.

Marco fotografa in bianco e nero ed è il tipico (e non frequente) caso di coerenza  di stile e di produzione. Passa infatti  dal digitale all’analogico con naturalezza, e quando lavora in digitale ha un approccio del tutto analogico, come piace a me;  per mantenere questa coerenza Marco ha scelto di far stampare i suoi file con l’ingranditore digitale Digingranditore.

Pertanto ho pensato di fargli una breve intervista per approfondire alcuni aspetti del suo modo di fotografare. Penso che potrà essere utile a tutti

Buona lettura.

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G.L. – Quali sono i fotografi che ispirano il genere che al quale attualmente ti dedichi di più ? Mi riferisco al genere “family” se così lo possiamo chiamar, per intenderci .

M.A – Il genere a cui attualmente mi dedico non è stato scelto, mi ci sono ritrovato e devo dire che mi da molte soddisfazioni. Avendo una famiglia numerosa e per così dire “bizzarra”, ci sono molti istanti che meritano di essere fermati. All’inizio non pensavo di dedicarmi ad un genere etichettato, ma poi, guardandomi in giro, ho visto che il mio stile assomigliava molto a quello di altri fotografi, tra tutti, posso citare la grande Sally Mann e, più attuale, il francese Alain Laboile. In loro ritrovo il mio stile, sia come soggetti ritratti, sia come punti di vista e sia come uso del bianco e nero.

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Stampa analogica da file digitale su carta Ilford Fb Classic ( baritata)

G.L. – Che tipo di approccio hai con il mezzo fotografico?

M.A. – Il mezzo fotografico è quello che mi permette di tirar fuori ciò che voglio. Non mi serve molto, un 35 mm se voglio restare largo, un 50 per catturare ciò che vedo e un 105 per il dettaglio. Mi piace molto utilizzare vecchie macchine a pellicola, e seguire tutto il processo dallo scatto alla stampa, ma purtroppo il tempo a mia disposizione non mi permette di dedicarmi come vorrei. Attualmente uso una Nikon con le vecchie glorie AIS, il 35 f/2, il 50 f/1.2 e il 105 f/2.5; e anche una Fuji X della serie 100

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Stampa analogica da file digitale su carta Ilford Fb Classic ( baritata)

G.L. – Le tue immagini in bianco e nero, anche se provenienti da un mezzo digitale, sembrano quasi natura analogica: immagini con la giusta estensione tonale, morbide e gradevoli, mai “urlate” Vuoi spiegarci perchè questa stilistica che oserei chiamare “moderata”?

M.A. – Il mio stile moderato nasce proprio dall’approccio analogico dove l’ampia gamma tonale permette di rappresentare la diversità delle superfici, una roccia deve essere una roccia, un metallo deve essere un metallo, ogni superficie ha un suo grigio, diverso dagli altri.

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Stampa analogica da file digitale su carta Ilford Fb Classic ( baritata)

G.L. – Ti va di spiegarci come procedi nell’ottimizzazione dei tuoi file

M.A. – Partiamo da un dato di fatto, io odio passare il tempo al pc a post-produrre le immagini, per questo motivo cerco di ottenere una buona fotografia già al momento dello scatto, ho già in mente come la vorrei. Ci sono alcune regolette che seguo per il Bianco e Nero: le foto devono avere un piede, la parte più bassa deve essere più scura; le figure principali devono stagliarsi nette su uno sfondo di un grigio diverso; che i neri non siano privi di dettaglio; che il soggetto della foto sia uno solo.

I miei file li preparo con Lightroom. Brutalmente li converto con il preset del programma, il predefinito filtro verde per il bianco e nero, dopodiché agisco sulla curva dei livelli, aprendo un po’ le ombre fino ad ottenere un minimo di dettaglio nel nero più nero, poi aggiusto con il pennello come si faceva in camera oscura mascherando e bruciando in base alle necessità. Come ultimo tocco aggiungo più o meno vignettatura a seconda del caso. Quando dovrò mandare la fotografia in stampa aumento un po’ l’esposizione per compensare la luminostà dello schermo che la carta non ha.

Come seguire Marco:

https://www.facebook.com/MarcoAndoardiIstanti/

https://www.facebook.com/marcododo.andoardi

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Stampa analogica da file digitale su carta Ilford Fb Classic ( baritata)

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Stampa analogica da file digitale su carta Ilford Fb Classic ( baritata)

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Stampa analogica da file digitale su carta Ilford Fb Classic ( baritata)

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Mostra personale di Marco Andoardi al Semplicemente Fotografare Live  (allestimento a cura di Lia Alessandrini)

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Anche il piccolo Andoardi apprezza la stampa del Digingranditore

 

“Sguardi sulla provincia” – Mostra collettiva

 

banner mostra collettiva“Sguardi sulla provincia”, Mostra collettiva di fotografia dal 17 al 28 febbraio 2018

Solitamente propongo eventi legati al mio Laboratorio di Stampa BN Digingranditore.

Per accogliere questi eventi ho adibito uno spazio espositivo che si chiama Darkroom Gallery Bologna.

( pagina facebook https://www.facebook.com/thedarkroomgallerybologna/  )

Si tratta di corsi, workshop, mostre fotografiche, seminari ed altri eventi fotografici alcuni tenuti direttamente da ma ed altri ospitando amici e colleghi con cui condividio questo mestiere.

“Sguardi sulla provincia” è  Mostra collettiva a tema: la provincia come luogo in cui rifugiarsi o da cui rifuggire, territorio tra modernità e tradizione con le sue sfumature e le sue contraddizioni.
16 Autori esporranno le loro 16 visioni differenti con 44 fotografie in Mostra.:
Andrea Cova
Antonio Vacirca
Edoardo Graziani
Lucilla Danesi
Antonio Biagiotti
Marcello Marotto
Marzia Bondoli
Maurizio Braiato
Paola Marulli
Paolo Giancristofaro
Rudi Toselli
Renato Greco
Roberto Menardo
Fabio Gubellini
Lorenzo Pompeo
Marco Salami

Inaugurazione il 17 febbraio 2018 alle ore 17,30.

Evento gratuito aperto a tutti.

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Corso di collodio umido

Solitamente propongo eventi legati all’attività del mio Laboratorio di Stampa BN Digingranditore.

Per accogliere questi eventi ho adibito uno spazio espositivo che si chiama Darkroom Gallery Bologna

( paginafacebook https://www.facebook.com/thedarkroomgallerybologna/  )

Si tratta di corsi, workshop, mostre fotografiche, seminari ed altri eventi fotografici alcuni tenuti direttamente da ma ed altri ospitando amici e colleghi con cui condividio questo mestiere.

Il 3 marzo 2018 toccherà al grande Dennis Zioliotto tenere un corso sul collodio umido presso la mia sede a Bologna in via Mazzini 113d

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Ecco quindi tutte le info necessarie per capire di cosa si tratta:

Corso di Collodio Umido, antica tecnica fotografica risalente al 1850.

Il corso mostrerà il procedimento fotografico nelle sue varianti ambrotipia e ferrotipia.

Con il nome collodio umido si indicano quei procedimenti fotografici storici che utilizzavano il collodio come legante per emulsioni fotosensibili in particolare si tratta dell’ambrotipo, inventato da Frederick Scott Archer nel 1852 e del ferrotipo, introdotto da Hamilton Smith nel 1856.
Il termine “umido” veniva utilizzato perché in questi processi i supporti fotosensibili dovevano essere esposti quand’erano ancora umidi, cioè appena preparati.

Il corso è creato per far conoscere gli aspetti teorici, tecnici e pratici della suddetta tecnica.

Durante la dimostrazione verranno spiegati i concetti generali che costituiscono la tecnica ottocentesca del collodio umido, partendo dalla storia, passando alla chimica per arrivare alla realizzazione di un’opera.

La prima parte sarà completamente teorica, si andrà a scoprire la nascita di questa tecnica fotografica con alcuni cenni storici, si passerà poi a conoscere i materiali, le chimiche e tutto ciò che si utilizza per creare fotografie al collodio umido.

La seconda parte sarà totalmente pratica, si andrà a realizzare un’opera su lastra di vetro mostrando tutti i passaggi necessari dalla preparazione della lastra vergine alla verniciatura finale.

Il costo del corso è di 120,00€

Per info ed iscrizioni invia una mail a fotodigitalservice@virgilio.it

Maggiori info su Dennis Ziliotto:

https://www.dennisziliotto.it/

https://www.facebook.com/bottegafotografica/

https://www.facebook.com/dennis.ziliotto.7

 

 

 

 

Prima di tutto l’uomo

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Scegliendo, in un’era digitale, di continuare a stampare in camera oscura con il Digingranditore ho deciso di porre al centro l’uomo con le sue abilità, con la tecnica anteposta alla tecnologia, con l’artigianalità contro i processi semi industriali .
Non é un rifiuto nei confronti della tecnologia ma solo una fusione tra la tradizione e l’innovazione : é una retro-innovazione .
Continuo dunque lungo questa strada con un sistema di stampa che posso affermare essere di vera natura di artigianato digitale, un sistema in cui la parte prevalente é quella artigianale rispetto a quella digitale e dove il valore aggiunto é dato dall’uomo con il suo cuore e la sua passione .

Dunque, prima di tutto l’uomo…

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